"Dio non eleva alla contemplazione infusa

tutti coloro che si esercitano nella via dello spirito,

anzi neppure la metà, il motivo lo sa Lui"

- Notte Oscura I -

C A E L E S T I S    S A P I E N T I A


N U O V E   D I M E N S I O N I 

Navigando in questo sito dedicato alla spiritualità cristiana, ben presto ti accorgerai della novità sempre perenne contenuta nel Vangelo di Gesù Cristo - Unico Salvatore del mondo - e che San Giovanni della Croce ha trasmesso nella celeste sapienza dei suoi magistrali scritti, codice e scuola per coloro che vogliono percorrere il sentiero della vita, la "senda de oscura contemplación" (2S 7,13).

 

E' con queste parole, infatti, che il Papa Pio XI con il Decreto “Die vicesima” (Acta Apostolicae Sedis 18/1926), dichiarava San Giovanni della Croce Dottore della Chiesa Universale, sottolineando che le sue opere sono “codex et schola”, il cui contenuto è la “caelestis sapientia” che indica il sentiero della vita.

G I O V A N N I   D E L L A   C R O C E


B R E V E   R I T R A T T O

  

 

Persone che hanno incontrato e conosciuto Giovanni della Croce (1542-1591) affermano che "l’espressione generale dei lineamenti, dello sguardo e del gesto davano al suo volto una dolce simpatia". V’è nel suo volto "qualcosa che lo rende simpatico, un riflesso di spiritualità, una sottile emanazione di intima e squisita dolcezza che si sprigiona dai lineamenti trasfigurandoli".

 

È l’effetto che sperimentavano quelli che lo vedevano. Una testimone ha considerato molto spesso che nel santo padre Giovanni "trasluceva o si vedeva chiaramente un non so che di divino, che attirava gli sguardi e assorbiva la mente costringendo a guardarlo e ad ascoltarlo; sembrava di vedere in lui una dignità superiore a quella di qualsiasi uomo della terra".

 

Sul Principe dei Mistici come “ponte” con le religioni non cristiane e nel contesto del dialogo interreligioso - in particolare tra la spiritualità cristiana e la spiritualità indiana - sono eloquenti le parole dello studioso indù di mistica carmelitana, Svami Siddheshwarananda (1897-1957). Egli, un Principe della Casa di Cochin (Kerala, India), quando leggeva gli scritti del Principe dei Mistici, affermava: "Quando leggo San Giovanni della Croce spesso sono trascinato dall’irraggiamento della sua persona, mi attira la benedizione che sento sprigionarsi da una così santa compagnia" (Siddheswarananda, Pensiero indiano e mistica carmelitana, Roma 1982).

 

La vita sacerdotale del p. Giovanni porta il segno pasquale « della Croce ». Eppure il p. Giovanni Evangelista, che visse con lui per circa nove anni, testimonia che "sopportò tribolazioni con pazienza eroica", ed aggiunge: "era molto prudente, mansueto e buono, molto mortificato, era di aspetto grazioso".

Giovanni della Croce è stato un grande viaggiatore. Sono viaggi molto lunghi, difficili, disagiati, viaggi dove il dialogo fraterno con i suoi compagni si alterna a lunghi silenzi, a pause di preghiera nei boschi o sulla riva di un fiume. Di solito va a piedi o a dorso di un mulo.

 

Nei suoi libri il Dottore Mistico lascerà molteplici allusioni all’explorer ben disposto, alla mistica esplorativa, alla ricerca di Dio nel sentiero mistico, specialmente nella Salita del Monte Carmelo e nella Notte Oscura.

Fu uomo "semplice e disinteressato – scrive Ruiz – che non pretese mai considerazione alcuna per la propria persona. Fu uno tra i tanti, l’ultimo dei fratelli. Ma questa sua semplicità e trasparenza irradiava una luce superiore" (F. RUIZ, S. Giovanni della Croce, mistico e maestro, Bologna 1988, 156).

 

Morì come un «cigno» (FB 1,30) nel 1591 a soli 49 anni, dopo una malattia breve. Negli ultimi momenti che precedono il suo volo di cigno chiede che gli venga letto il Cantico dei Cantici, preferendo alle preghiere dei moribondi – che pure ha ascoltato – l’incanto mistico dell’amore biblico.

 

I suoi scritti illuminano tutto il cammino della chiamata al vertice dell’unione con Dio-Trinità. Possono essere divisi in Opere maggiori: Salita del Monte Carmelo, Notte Oscura, Cantico Spirituale, Fiamma viva d’amore; Scritti brevi: poesie, avvisi, cautele, lettere, parole di luce e amore.

 

Il 25 gennaio 1675 fu proclamato beato da Clemente XI, santo il 27 dicembre 1726 da Benedetto XIII, e Dottore della Chiesa il 24 agosto 1926 da Pio XI.

  • Padre Saverio, Praepositus ocd, addita San Giovanni della Croce come l'esperto dell'uomo che, camminando nella oscura notte della fede, ritrova la sua libertà nella relazione di amore con Dio-Trinità.
  • Padre Emilio Martínez ocd presenta il Principe dei mistici come colui che scompare facilmente dalla nostra vista "sin dejar rastro aparente".

G I O V A N N I   B A L L I N I


  

Nato a Brescia, nella parrocchia di Cristo Re nel 1957. Entra nel Convento dei Carmelitani Scalzi di San Matteo in Arcetri (Firenze) nel 1981. È religioso (1983) e sacerdote (1987) nella Provincia dell’Italia Centrale.

 

Nel 1991, IV Centenario della morte di San Giovanni della Croce, ha conseguito nella Facoltà Teologica del Teresianum di Roma la Licenza in Teologia con uno studio su «La comunione con la Trinità in San Giovanni della Croce».

Dal 1999 risiede nel Convento di San Torpè in Pisa ed è docente e ricercatore di nuove dimensioni nello spirito «nuevos caminos» (Notte Oscura, II, 16,8) presso Istituto di Spiritualità Santa Teresa di Gesù Bambino dove ha tenuto corsi sulla «Spiritualità indiana» (1999), sulla «Spiritualità della preghiera cristiana» (2000) e sul «dittico Salita-Notte» di San Giovanni della Croce (2001).

 

Ha scritto per le Edizioni Nerbini di Firenze, nella collana «Le frontiere dell’anima» della Rivista di «Ascetica e Mistica» (www.nerbini.it/), i testi:

  • «Il sentiero mistico di Giovanni della Croce. Mistica esplorativa nel nuovo millennio» (2008)
  • «Spiritualità indiana. Magistero e mistica carmelitana» (2010) 

Per «La Stella del Carmelo» (www.carmelotoscano.it/lastelladelcarmelo/) ha scritto gli articoli:

  • «La salita del monte in San Giovanni della Croce» (2000/1)
  • «La preghiera contemplativa» (2001/2)
  • «Giovanni della Croce, atteggiamento contemplativo nella chiesa» (2009/1)
  • «Buddhismo: Il Sentiero della compassione» (2016/2)

Per la Rivista di Studi Carmelitani «Monte Carmelo» (2010/3) di Burgos (http://dialnet.unirioja.es/), in lingua castellana ha scritto:

  • «San Juan de la Cruz, buscador de Dios en el nuevo milenio».

T E O L O G I A   M I S T I C A   S A N J U A N I S T A