"esplorare"

- Lumen Fidei 36 -

 

"stupirsi"

- Evangelii Gaudium 11 -




  

"La luce della fede in Gesù

illumina anche il cammino

di tutti coloro che cercano Dio,

e offre il contributo proprio del cristianesimo

nel dialogo con i seguaci delle diverse religioni"

- Lumen Fidei 35 -

  

  

PREMESSA
  

Vengono proposti gli orienti introduttivi alla Spiritualità indiana i quali hanno lo scopo di individuare gli elementi spirituali fondamentali che accomunano le più antiche tradizioni religiose dell’India: l’Induismo e il Buddismo.

 

Questi elementi spirituali, che si trovano in pienezza nella spiritualità cristiana, possono essere ridotti a tre:

 

  • necessità di comprendere le realtà spirituali in modo spirituale 

         [1. SPIRITUALITA']

  • necessità di una disciplina spirituale che accompagni l’aspirante verso tale comprensione  [2. DISCIPLINA]
  • necesstà di tendere, mediante un cammino di graduale interiorizzazione, al fine ultimo e definitivo dell'esistenza umana [3.   PSICOTECNICHE]  

 

Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et Ratio, esorta i cristiani a ricercare nelle antiche tradizioni religiose dell’India “gli elementi compatibili con la loro fede, così che ne derivi un arricchimento del pensiero cristiano” (GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio [FeR]. Lettera Enciclica circa i rapporti tra fede e ragione, 15 settembre 1998, 72).

I suddetti tre elementi spirituali: SPIRITUALITA', DISCIPLINA, PSICOTECNICHE, possono essere ritenuti compatibili con la fede cristiana.

Infatti:

  • il primo elemento spirituale imprime allo spirito umano “un grande slancio spirituale” (FeR 72)
  • il secondo elemento spirituale risveglia il cuore umano ai valori dello spirito e lo pone nella “ricerca di una esperienza” (Ibid.)
  • il terzo elemento spirituale, il quale suppone e consegue ai primi due, protende l’uomo verso una realtà ultima “che abbia valore di assoluto” (Ibid.).
Foto: Nord-Est del Kailassa, da: 'Storia delle Religioni' (Vol. I, p. 417), Edizioni Paoline 1960.
Foto: Nord-Est del Kailassa, da: 'Storia delle Religioni' (Vol. I, p. 417), Edizioni Paoline 1960.

 

"Yoga prout in Upanishadibus et apud alias scholas indianas accipitur, derivatur ex radice “yuj” (jungere) et significat unionem animae cum Deo vel Absoluto"

 

"Yoga, così come si intende nelle Upanishad e nelle altre scuole indiane, deriva dalla radice yui [congiungere] e significa l'unione dell'anima con Dio o con l'Assoluto"

 

 - C. B. Papali ocd, Hinduismus (I) - 

 

  

1.   S P I R I T U A L I T A'  

        

     - ricerca di valore assoluto

 

Il titolo dato al libro: Spiritualità indiana, essenza e dinamica delle antiche tradizioni religiose dell’India, esprime la ricerca di un valore assoluto attraverso un cammino di crescita spirituale mediante il quale l’uomo indiano realizza il fine ultimo della sua esistenza.

Giovanni Paolo II, a proposito dell’Oriente non cristiano, riferendosi al pensiero indiano, parlava di grande slancio spirituale: “Grandis spiritalis impetus” (Fides et Ratio 72), come ricerca di una esperienza di valore assoluto: “absolutum bonum” (Ibid.).

Spiritualità indiana, dunque, come ricerca di una esperienza, di un cammino spirituale, come ricerca di quel ‘sentiero antico’ percorso ab immemorabilis dai saggi indiani e che affonda le sue origini nello Yoga योग ) -via di realizzazione spirituale che guida all’unione con l’Assoluto- e che ha il suo primo impulso nella Valle dell’Indo (2500 a.C.): “Forse l’aspetto più conosciuto della filosofia e della religione dell’India è lo yoga… Lo yogin seduto a gambe incrociate nella posizione del loto e immerso nella meditazione è oggi una delle immagini più familiari dell’Induismo. Alcuni sigilli scoperti nella valle dell’Indo fanno addirittura pensare che forme primitive di arti yoga fossero praticate in queste città più di quattromila anni fa” (R. WATERSTONE, Le Spiritualità dell'India, Milano 2004).

 

   - unione con l’Assoluto

 

Il termine Yoga, dalla radice sanscrita ‘yuj’, può significare i diversi aspetti e momenti importanti che concorrono alla formazione dell’uomo indiano e alla maturazione della sua ‘vita spirituale’, intesa questa come insieme di valori ispiranti che divengono graduale esperienza di vita.

 

I diversi significati che la radice sanscrita ‘yuj’ può avere sono i seguenti: legare insieme, tenere stretto, mettere sotto giogo. Aspetto ultimo, definitivo, peculiare, a cui i precedenti aspetti sono protesi è quello totalizzante, unire con l’Assoluto, “absolutum bonum” (Fides et Ratio 72): “Yoga, scrive Papali, prout in Upanishadibus et apud alias scholas indianas accipitur, derivatur ex radice ‘yuj’ (jungere) et significat unionem animae cum Deo vel Absoluto” (Yoga, scrive Papali, così come si intende nelle Upanishad e nelle altre scuole indiane, deriva dalla radice 'yuj' (congiungere) e significa l’unione dell’anima con Dio o con l’Assoluto). Già da questa frase si può intuire l’importanza di porre in evidenza la diversità di impostazione del cammino verso tale “unione” nella spiritualità indiana e nella spiritualità cristiana.

Nel pensiero indiano, quindi, il termine ‘yoga’, indica ogni tecnica d’ascesi, ogni metodo di meditazione, ogni disciplina spirituale che presuppone la ‘rottura’ e il ‘distacco’ (vairagya), quindi, la negazione del mondo fenomenico allo scopo di ricomporre lo spirito (purusa), sinonimo di âtman, il sé individuale, per renderlo pronto e ben disposto alla vera unione, quella con l’Assoluto impersonale, il Sé universale, il Brahman-Nirvana.

 

Non va, pertanto, confusa questa antica e qualificata disciplina di ricerca spirituale in progressione perfettiva verso la salvezza con gli esercizi fisici di tipo ginnico, mentalità questa molto diffusa in occidente. Infatti, “secondo i saggi antichi, scrive Papali, lo yoga è ordinato alla salvezza dell’anima, e fuori di tale contesto nessun esercizio sarebbe yoga”.

Via scelta per l’Induismo è l’astânga-yoga, che Papali chiama: yoga octo membrorum. Via scelta per il Buddismo è l’astânga-mârga, che Papali chiama: octuplex via aryana.

Nelle Upanishad, testi di dottrina sacra chiamati anche Vedanta, in quanto costituiscono sia la fine che il fine dei Veda, si afferma pure che questo cammino di ricerca dell’assoluto è “la via degli dei [deva-yâna]…, via degli antenati” e che “un essere [purusa] non umano fa procedere fino al Brahman”.

 

Questo sentiero antico precorre il periodo delle Scuole delle Foreste, Veda e Upanishad, inizio e sviluppo storico e canonico dell’Induismo e del Buddismo (1500-200 a. C.), che attraverso il periodo scolastico dei commentatori, si estende fino ai nostri giorni.

La spiritualità dello Yoga viene chiamata ‘antica via’, che la prima Upanishad caratterizza nel suo stretto e lungo itinerario spirituale: “Io ho scoperto l’antica, lunga, angusta via che penetra in me” (Brhadâranyaka-Up., IV,4,8).

L’antica via ricevette grande sviluppo per opera dei buddhisti e il loro fondatore Siddhârtha Gautama (VI-V sec. a.C.), il Buddha, proclamava che aveva trovato questa ‘antica, via’ o ‘sentiero’ e che l’aveva percorsa: “Io ho scoperto un antico, retto sentiero, già percorso da Perfetti perfettamente Svegliati di un tempo… Io l’ho seguito” (Samyutta Nikâya II).

 

Questa via, quella della liberazione era la ‘via’ dello Yoga, della disciplina, dell’ascesi. Le tradizioni ascetiche e contemplative dello Yoga non vengono quindi ripudiate dal Buddha, ma valorizzate e completate, poiché Il Buddha si è realizzato praticando lo yoga (cf Radhakrishnan, La filosofia indiana). L’alto valore spirituale raggiunto da Siddhartha, percorrendo l’antica via dello Yoga, fu tale che già nell’antichità cristiana Clemente Alessandrino (II-III sec. d.C.) di lui scrisse: “ci sono anche fra gli indiani quelli che obbediscono ai precetti di Buddha che per la sua insigne virtù viene onorato come un dio” (Stromata I,1,15 ).