"esplorare"

- Lumen Fidei 36 -

 

"stupirsi"

- Evangelii Gaudium 11 -





- T R A T T O   C O N   D I O -

- lungo il Sentiero del Monte Carmelo -



A T T  E G G I A M E N T O   C O N T E M P L A T I V O


 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che la preghiera può dirsi cristiana quando "è comunione  con  Cristo e si  dilata nella Chiesa, che è il suo Corpo" (CCC 2565).

Nella celebrazione dei divini misteri e della divina liturgia, come pure nella vita quotidiana, tutto è ordinato alla realizzazione della comunione con Cristo, del "tratto" con Cristo, atteggiamento contemplativo del Carmelo Teresiano che si dilata nella Chiesa del nuovo millennio.

 

Il "tratto" è la tipica conversazione con Cristo vissuta e insegnata nella Chiesa Universale dai Dottori del Carmelo Teresiano; è la modalità con cui Giovanni della Croce traccia, "con intera fede" (3S 42,6), il fascino segreto e misterioso della preghiera cristiana, "tratto con Dio nello spirito" (2S 17,5).

Protagonista del "tratto" che andremo a delineare è un cristiano "ben disposto verso Dio" (CB 1,22), perché si "converte" (1N 1,2) a servirlo, cercandolo nella "vita contemplativa, umiliandosi nelle mortificazioni e negli esercizi umili " (CB 3,4).

 

Tre sono i "tratti" dell'atteggiamento contemplativo protesi alla comunione con Cristo nella Chiesa che Giovanni della Croce delinea, con motum obliquum, nel "sentiero della oscura contemplazione" (2S 7,13):

  • tratto con Dio in forma di "attenzione amorosa" (I.)
  • tratto con Dio in forma di "notizia amorosa" (II.)
  • tratto "di Dio" in forma di due occhi belli (III.)

I. attenzione amorosa


Per atteggiamento contemplativo si intende quella disposizione di un "ricercatore di Dio" (Benedetto XVI) che ha in sé gli atteggiamenti spontanei, le disposizioni facili a trattare Dio con "maggior cortesia" (1N 12,3) e con "attenzione amorosa" (2S 13,4). Due atteggiamenti, questi, difficili da separare, quanto mai facili da amare c sperimentare nel cammino cristiano, considerato da Giovanni della Croce come quel "sentiero" (1S 13,10) evangelico che conduce alla vira eterna.

 

Questo "tratto" con Dio che si è reso visibile in Gesù Cristo, era sempre nel cuore del Dottore del nulla, che null'altro desiderava, come dimostrano le parole: "immaginiamo Cristo crocifisso o legato alla colonna o in altro episodio della sua vita" (2S 12,3).

Da queste prime annotazioni viene spontaneo intuire che con l’atteggiamento contemplativo in forma di "attenzione amorosa" siamo già entrati in quello spazio interiore e segreto chiamato «Eden», spazio semplice e spontaneo di un ricercatore di Dio, spazio delizioso per il divino Diletto, perché trova le sue delizie nell'abitare coni figli dell'uomo (cf. Pr 8,31).

 

L'attenzione amorosa a Dio è conoscenza di Dio "confusa, amorosa, quieta e pacifica" (2S 14,2), dove il ricercatore "beve sapienza, amore e diletto" (2S 14,2). Viene chiamata preghiera contemplativa, poiché si pone tra l'orazione mentale e la contemplazione infusa. È la stessa orazione mentale giunta alla sua forma teologale: "tratto con Dio" (2S 17,5), perché gli atti teologali di puro amore a Dio, che il ricercatore suole ripetere durante l’orazione mentale, gli sono diventati abituali e sono disposizione per ricevere la "notizia amorosa" che Dio va donando nel "sentiero di oscura contemplazione" (2S 7,13).


II. notizia amorosa


Dio, ponendo le sue delizie nellintrattenersi con l’uomo, è "Colui che muove e infonde amore" (FB 3,50), facendo "sentire la sua presenza in molte maniere, recando diletto e gioia" (CB 11,3), avverte Giovanni della Croce, compiendo "un'azione quieta, fine, solitaria, soddisfacente e pacifica" (1N 9,7). Questa  pedagogia divina,  spirituale  e  delicata,  produce  con "ordine e soavità" (2S 17,2) l’infusione "segreta pacifica e amorosa" (1N 10,6) della contemplazione che, insegna Giovanni della Croce, "se nonviene intralciata, infiammal'anima nello spirito di amore" (1N 10,6).

 

Alcuni testi di questa graduale infusione"tocco di conoscenza e di sapore" (2S 26,5); "infusione segreta e amorosa di Dio" (1N I0,6); "influsso di Dio" (2N 5,1; 14,1); "notizia amorosa infusa da Dio" (2N 18,5). Si pone, pertanto, l'equivalenza fra: tocco-infusione-notizia  amorosa.

Da questi testi ora citati possiamo dedurre che la infusione segreta è un intervento di Dio, un "tocco" (toque) che, mediante la grazia e l'amore teologale, pone in atto un nuovo dinamismo di comunione nella vita nel ricercatore di Dio, riassunto dal Dottore Mistico in due semplici parole, «notizia amorosa» o contemplazione, secondo due gradi fondamentali:

  • incipiente, di vaga percezione di Dio, relativo allo stato dei proficienti, "che ormai è dei contemplativi" (1N 1,1);
  • profondo, senza interruzioni, relativo allo stato dei perfetti, "che è della divina unione" (Ibid.).

 

La notizia amorosa è una verità innamoratrice comunicata da Dio mediante un "tocco" (2S 17,5), che penetra "la sostanza dell'anima" (2S 26,5.6): "alto tocco di notizia e sapore" (2S 26,5); "tocco saporoso" (2S 26,7); "divino tocco" (2S 26,8).

Questa comunicazione produce nel ricercatore di Dio latto passivo di conoscenza e amore di quella notizia amorosa. Tutto questo mistero viene definito dal Maestro nella Fede "pura contemplazione" (2S 26,3) ed è "parte dell’unione" (2S 26,10). 


III. due occhi belli


meraviglie e orrori "si alternano" (2N 6,6)

 

In una vita "conforme alla fede" (CB prologo 2), "al buio, come di notte" (1S 1,1), il ricercatore ora "ben disposto verso Dio" (CB 1,22) scopre, con meraviglia, due occhi belli che tiene "nell’interno disegnati" (CB 12,5): ordine e soavità; abnegazione e purezza:

  • Con "ordine e soavità" (2S 17,2) sale la scala dalla "música callada" (CB strofa 15) dei famosi "nada" (1S 13,11 13), come di alta e tersa verticale, e inizia a esplorare le nuove dimensioni della via di contemplazione, "così solitaria e segreta" (2N 25,2).
  • Con  "abnegazione  e  purezza" (2S 7,5)  prende visione del "primo precetto" (2N 11,4) e, nel continuo "tratto con Dio", entra nella mistica "soledad sonora" (CB strofa 15) di echi trascendenti,  anche se di suoni arcani del todoy nada (1S 13,11-13).

 

- meraviglie: "il sibilo" (CB strofa 14)

 

udire 'il sibilo' con l'udito dell'anima è vederlo con l'occhio dell'intelletto passivo (cf. CB 14, 15ss)

 

Adombrato dalla infusione segreta della contemplazione e guidato nel "sentiero della oscura contemplazione" (2S 7,13) dai due occhi belli, a volte al ricercatore Dio sembrerà di vivere in un incantesimo, si meraviglia e, delle cose che vede e ode, "si chiede se è un incanto" (2N 9,5).

Tutto ciò è dovuto a molteplici effetti benefici che la contemplazione infusa agli inizi esercita sul nostro protagonista; comunica, infatti, come spesso si può leggere negli scritti del Doctor Mysticus:

  • un sentimento sublime, spirituale, delicato; 
  • lo nasconde in solitudine gradevole, segreta, amorosa; 
  • lo guida verso le perfezioni dell'unione con Dio; 
  • fa cessare e ammutolire tutte le facoltà e i sensi; 
  • lo pone in una profondissima e vastissima solitudine; 
  • lo introduce nelle vene della scienza dell'amore, al sapere divino; 
  • lo fa uscire a poco a poco e lo fa salire verso Dio, "per la via della solitudine, senza che ne comprenda il modo" (2N 25,4).

Tenuto per "mano" (2N 16,7) dal tratto con Dio, la contemplazione infusa, il ricercatore di Dio camminerà con meraviglia nel sentiero mistico, e oltrepasserà l’eco stonata delle mondane "male lingue" (CB 3,7), nascosto e protetto pure "dalla contraddizione della lingua" (2N 16,13).

 

 

- orrori: "nella fossa" (Daniele 6,17)

 

entrare 'nella fossa' è il tempo del passaggio spirituale di Dio, del suo Angelo, per oltrepassare i limiti della natura umana (cf. CB 14, 18ss)

 

Tuttavia, in questo meraviglioso sentiero mistico, il ricercatore di Dio incontrerà - e quindi non potrà evitare - tante angustie e orrori (cf. 2N 5,4.7; 9,11); inoltre, il sentiero gli mostrerà molteplici facce oscure che saranno motivo di pena e sofferenza nello spirito (cf. 2N 17,7).

Questi sono gli orrori dei tanti travagli, nei quali l'explorer ben disposto verso Dio afferma di camminare sicuro (cf. 2N 16,1), perchè è sostenuto e guidato dai due occhi belli che tiene nell'interno disegnati.

 

Il Principe dei Mistici spiega che la comunicazione di Dio è orribile (cf. 1S 1,3) per due motivi:

  • per l’altezza della sapienza divina che eccede la capacità dell’anima (cf. 2N 5,2-3);
  • per la bassezza e impurità dell’anima (cf. 2N 5,2).

Al ricercatore di Dio si aprono qui le orribili esperienze della discesa agli inferi e la sua perdizione - descensus ad inferos - che "qui significa purgatorio" (2N 6,6):

  • "stretti travagli e difficoltà" (N, prologo);
  • "morendo per mezzo di una vera mortificazione" (N dichiarazione 1);
  • "contemplazione purgativa, la quale causa passivamente nell’anima la rinuncia di se stessa e di tutte le cose" (N dichiarazione 1);
  • "forte e dura purga" (2N 3,2);
  • "l'anima soffre nell'ombra della morte, vedendosi senza Dio e ha l'impressione che sia per sempre" (2N 6,2).
  • "è necessario che l'anima stessa venga in certo modo annichilita, nella misura in cui le imperfezioni sono radicate in lei" (2N 6,5)
  • "le angustie della volontà, nella notte dello spirito sono immense, tanto che alcune volte trafiggono l’anima" (2N 7,1).

Questi sono gli orrori dei tanti travagli, argomento specifico della Notte Oscura, "grave parola e dottrina" (1N 13,3), nutrimenti sostanziali (cf. 1N 1,2); "pane con la crosta" (1N 12,1); "cibo degli adulti" (1N 12,1) per i figli della Chiesa: "il cibo interiore è principio di oscura e arida contemplazione" (1N 9,6), avverte il Dottore Mistico.


U N   C U L T O   N E L L O   S P I R I T O


 

Il "tratto con Dio" che abbiamo brevemente delineato non solo manifesta una comunione con Cristo affettiva (1.), ma pure rivela una comunione con Cristo effettiva, (2.), in atto pasquale,"sapienza segreta" (2N 17,2) della Croce, che San Giovanni ha dilatato nella Chiesa in forma di mistica esplorativa (3.).

Pertanto, l’atteggiamento contemplativo delineato da Giovanni della Croce "è comunione con Cristo e si dilata nella Chiesa, che è il suo Corpo" (CCC 2565). 

Salendo, di grado in grado, per il sentiero del Monte, il tratto con Dio, o meglio, salendo e scendendo tra le valli solitarie di questo stesso Monte, la contemplazione infusa che Dio va donando (1N 9,6), assume per l’explorer ben disposto verso Dio un orientamento con motum obliquum.

 

Si deduce questo andamento con traccia elicoidale - il motum obliquum sopra descritto (1. 2. 3.) - dalle stesse parole del Dottore Mistico:

 

  • "L’anima che vorrà riflettere si accorgerà dei molti alti e bassi che soffre in questo cammino e come, dopo la prosperità di cui gode, viene una tempesta o uno sforzo talmente forti da farle pensare che la bonaccia le era stata data per prevenirla e prepararla…, così dopo la miseria e la tempesta seguono l’abbondanza e la bonaccia… 
  • Questo è in genere lo stile e l’esercizio… sino a giungere allo stato di quiete non si permane in un solo stato, bensì tutto è un salire e uno scendere… sino al momento in cui, acquisiti gli abiti perfetti, cessi il salire e lo scendere" (2N 18,3).