16 Luglio 2020  

L A   M A D O N N I N A 

D I   C A P A N N O R I

+ P A O L O

A R C I V E S C O V O   D I   L U C C A

- O M E L I A -

Il Monte Carmelo

richiama alla decisione

Abbiamo sentito parlare nella prima Lettura di un Monte che ha una storia particolare nella vicenda d'Israele ed è un Monte che, grazie alla sua conformazione, colpisce l'immaginario dell'uomo religioso, tant'è che è sede di culti dall’antichità. E' un Monte che scende nel mare, un po' come l’Argentario in Toscana, il Conero nelle Marche, che interrompe la linea della costa e si presenta come una frattura, come qualcosa che divide ciò che sta al di là da ciò che rimane a riva.

Il ruolo del Carmelo nella vicenda di Elia, nel brano che abbiamo letto, è proprio quello del Monte della decisione. Ci sono dei luoghi simbolici in Israele, come questo Monte in cui Israele ha dovuto decidere se sta- re con Dio oppure no, se seguire il Signore oppure seguire gli idoli, gli dei delle genti, sono luoghi che evocano la radicalità, che dicono "non si può stare di qua e di là" ma: o di qua o di là. Per questo l'esperienza spirituale che nasce nelle grotte, sulle coste del Carmelo, l'esperienza legata alla vita degli eremiti, anche

al sacrificio di sangue che è costato stare lì, in un luogo diventato nel tempo delle crociate pericoloso, qualifica il Carmelo come Monte della decisione.

 

Questa decisione ci richiama anche al resto dei brani della scrittura che abbiamo letto. San Paolo ci dice "Vuoi vivere come figlio o vuoi vivere come schiavo”? Non c'è la via di mezzo: o sei figlio, padrone della casa, oppure sei schiavo, uno che viene comandato in tutto e anche l'immagine del Golgota che ci viene offerta dal Vangelo evoca questa radicalità. Sotto la croce tutti sono fuggiti, ma Maria sta: ”Stabat Mater", Maria non solo è lì fisicamente, ma ri- mane salda sotto la croce del Figlio in quel momento così drammatico in cui gli altri evangelisti sottolineano la solitudine di Gesù. Giovanni invece dice che la Madre è lì, è sotto la croce, ha deciso nonostante tutto di essere lì, nonostante il pericolo, nonostante la sofferenza di rimanere accanto al figlio, e anche qui viene consegnata alla Chiesa perché l'accolga nella sua casa. Giovanni da quel momento la prese nella sua casa, testimone dello stare, dello scegliere sempre e comunque, anche quando costa, anche quando sembra che sia assolutamente perdente, scegliere Dio. 

 

La Madonna

ci ottenga di seguirla

sulle vie difficili della decisione

per condividere gioia grande

e pienezza di vita 

 Cari amici, noi viviamo in un mondo che predilige il grigio, lo stare di qua e di là, il tenere insieme tutto, se è possibile, il non rinunciare a niente, un mondo che non decide; abbiamo paura di decidere perché decidere significa tagliare, come fa il Carmelo sulla costa d’Israele: taglia, parte rimane di qua e parte rimane di là. Decidere, decidere! La decisione è sempre dolorosa perché è un taglio, significa lasciare da una parte tutto quello che non prendo, tagliando dalla vita e prendere alcune cose, ma la decisione è anche salutare, perché, se non si decide, non si fa l'esperienza della salvezza. Elia invita il popolo a decidere e da questa decisione nasce la pioggia, la fine della siccità che segnava la sterilità di un popolo che non decideva, di un popolo che stava su un piede, su una staffa, e con un piede sull'altra; ma questo è sterile, cioè non porta alla Vita: se non ci decidiamo, non nasce la Vita.

In questi giorni il presidente della CEI ha lanciato un appello sul rapporto dell'ISTAT sulla denatalità in Italia: 20.000 bambini nati in meno e 180.000 emigranti (italiani) in più. Evidentemente ci sono difficoltà, evidentemente ci sono problemi, ma il vero problema è che non si ha il coraggio di decidere, di rischiare, come ogni decisione comporta, e, se non vogliamo rischiare, se non vogliamo affrontare l’imprevisto, non vogliamo decidere, allora rimaniamo sterili, infecondi, una società infeconda.

Il Monte Carmelo ci richiama alla decisione, a decidere se stiamo con il Signore oppure no, se vogliamo vivere da figli o vivere da schiavi, se vogliamo aderire a Dio quando è costoso e perdente, oppure se stiamo con i più, con la maggioranza, dove non è costoso e dove sembra essere vincente il rimanere.

 

Come mai abbiamo paura di scegliere? Perché abbiamo paura di scegliere? Perché abbiamo paura di deciderci? Perché non ci fidiamo di Dio! Maria si fida di Dio fin dal primo incontro con l'angelo nella sua casina di Nazareth si fida di Dio, non è che capisce tutto o sa tutto, non sa nulla e non capisce nemmeno tutto, però si fida e questa fiducia la conduce a scegliere sempre Dio.

Tra le poche parole che di lei ci conserva il Vangelo c'è quella detta ai servi a Cana: "Qualsiasi cosa vi dirà, fatela", per dire: “Fidatevi", e questa fiducia arriva fino alla croce, arriva a rimanere sotto la croce. Maria decide, decide perché consegna con tutta la libertà e la ragionevolezza di cui è capace la propria vita al disegno misterioso ma sicuramente salvifico di Dio. 


 

Di questa Fede abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di questa Fede per ritornare a uscire di casa. Si stanno annullando degli im- pegni, dei convegni in questi giorni, la gente ha paura, ma, se abbiamo paura, vuol dire che non ci fidiamo. Non la prudenza, la prudenza ci vuole sempre! Ma la paura è un’altra cosa, se hai paura vuol dire che non ti fidi. Se non ci decidiamo per il bene, se non ci decidiamo per la nostra vocazione, se non ci decidiamo a fare delle cose che producono il bene, anche se sono costose, è perché non ci fidiamo. Allora uno dice: "sarà meglio che mi arrangi da me", invece il Signore ci invita a fidarci, a decidere, come Elia, il popolo d'Israele, Maria sotto la croce, la Chiesa, a deciderci per il Signore, a fidarci di lui e ritenere che quello che ci chiede, quello che ci propone anche se sembra apparentemente minoritario e perdente, in realtà conduce alla salvezza, a una società, a una Chiesa, a una famiglia, a una vita non più sterili ma fecondate dall'Acqua Viva dello Spirito.

 

Cari amici, la nostra Chiesa, il nostro Paese ha bisogno di questa fiducia, senza la quale a poco servono gli spostamenti dei soldi di qua e di là, di incentivi di qua e di là, i servizi alle nascite. Per carità, tutto fa, ma, se manca la fiducia, questo non basta.

Allora chiediamo a Maria, a lei che si è fidata anche quando sembrava tutto perduto, di stare con il suo Figlio fino alla fine, di essere anche noi capaci di questa fiducia che ci rende disposti ad affrontare la vita cercando sempre, costi quel che costi, ciò che è vero e ciò che è buono anche quando non è popolare, anche quando sembra che non sia vantaggioso.

L'esperienza Pasquale, l'esperienza spirituale del Carmelo conducono all'incontro con il Signore vivente e Risorto, l'esperienza gioiosa di lui che rende feconda e piena le nostre esistenze. Che la Madonna ci ottenga di seguirla sulle vie difficili della decisione per condivide- re gioia grande e la pienezza di vita.

 

trascrizione Omelia: Samuele Teofilo,

studente Facoltà Teologica di Firenze

 

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