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H I N D U I S M U S


(Sintesi: Avv. Debora Lazzarini)

I: Introduzione  tematica

 

“La luce della Fede in Gesù illumina anche il cammino 

di tutti coloro che cercano Dio e offre

il contributo proprio del Cristianesimo

nel dialogo con i seguaci delle diverse religioni.

Immagine di questa ricerca sono i Magi,

guidati dalla stella fino a Betlemme” 

PAPA FRANCESCO - LUMEN FIDEI 35

 

 

 

योग

«yoga prout in Upanishadibus et apud alias scholas indianas accipitur,

derivatur ex radice “yuj” (jungere)

et significat unionem animae cum Deo vel Absoluto» 

 PAPALI - HINDUISMUS

 

 

1.  Spiritualità indiana. Magistero e mistica carmelitana

 

Partendo da queste illuminanti parole del Santo Padre Francesco, P. Giovanni ha introdotto l’ascoltatore nella comprensione della “Spiritualità Indiana” sulle orme del libro: “Spiritualità indiana. Magistero e mistica carmelitana” (2010), libro scritto quale frutto del corso tenuto nell’anno 1999 presso l’istituto di Spiritualità di Santa Teresa di Gesù Bambino nel convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Pisa. Vale sottolineare come questo testo si pone in continuità, come un dittico, di un altro libro precedentemente scritto da P. Giovanni: “Il Sentiero Mistico di Giovanni della Croce. Mistica esplorativa nel nuovo millennio” (2009). 

Tornando a “Spiritualità indiana, magistero e mistica carmelitana”, è stato sottolineato come il testo tragga origine dalla “necessità della Chiesa nel disegno della Salvezza” (Papa Benedetto XVI), Chiesa in uscita e missionaria. Sintesi di questa Chiesa missionaria “ad gentes” sono le tre lettere di ringraziamento pervenute a P. Giovanni dal Card. Giovanni Battista Re, dal Mons. Giovanni Paolo Benotto e dal Card. Silvano Piovanelli, subito dopo la sua stesura e a loro inviato per opportuna conoscenza. 

 

Riferimenti bibliografici essenziali sono due libri: 1)Hinduismus”, scritto in latino da Padre Cirillo Bernardo Papali ocd (1902 - 1981), perito del Vaticano II e primo docente di Indologia dal 1950 presso la Pontificia Università Urbanianana e la Facoltà teologica del Teresianum; 2)Induismo. Vita e Pensiero” scritto da sua Ecc. Mons. Padre Daniel Acharuparambil ocd (1939 - 2009), Arcivescovo di Verapoly, già docente di Induismo presso le stesse Facoltà Teologiche Romane. Ciò evidenzia come l’interesse da parte della Chiesa per le antiche religioni dell’India non sia un interesse che nasce qui ed ora, ma sia invece un interesse risalente nel tempo.

 

Riferimenti fonte di “Spiritualità indiana", sono innanzitutto alcuni documenti del Concilio Vaticano II, secondo i quali anche le antiche tradizioni religiose dell’Estremo Oriente, come le altre grandi tradizioni religiose del mondo, contengono in sé elementi spirituali, tanto che vengono definite “come una preparazione evangelica” (LG 16); “cose preziose, religiose ed umane” (GS 92); “germi di contemplazione” (AG 18); “cose vere e buone” (OT 16); “raggio della verità che illumina gli uomini (NAE 2).

 

Linee guida del libro sono L’Enciclica: Fides et Ratio (1998) e l’Istruzione: Dialogo e Annuncio (1991). Scopo di queste linee guide è l’annuncio di Cristo come Unica Via di Salvezza per coloro che non lo conoscono e anche a coloro che pur battezzati hanno abbandonato la Fede.

E’ proprio attraverso la Mistica carmelitana che il libro vuole entrare in dialogo con la Spiritualità Indiana e portare l’Annuncio del Vangelo seguendo l’insegnamento spirituale di San Giovanni della Croce, Maestro della Fede.

P. Giovanni ha ricordato come il libro sia frutto di un’esperienza di vita quasi eremitica da lui stesso vissuta nel 2007 con altri padri carmelitani, esperienza di ricerca sanjuanista in quei luoghi dove ancora si effonde la mistica brezza di “quei santi preti dell’Antica Pieve” di Cellena-Cortevecchia nella Diocesi di Pitigliano. Questa esperienza è stata vissuta col permesso dell’allora Superiore Maggiore P. Innocenzo Francini e del Vescovo già di quella Diocesi, Mons. Mario Meini. 

 

 

2.  Le Yoga et Saint Jean de la Croix

 

Il testo di P. Giovanni vuole essere una risposta cristiana al libro: “Le Yoga et Saint Jean de la Croix”, libro che unisce una serie di conferenze tenute a Gretz dal 1949-1953 e tradotto poi in italiano con: “Pensiero Indiano e mistica carmelitana” (Roma 1977) e in inglese: Hindu Thought & Carmelite Mysticism (Delhi 1998).

Autore è lo Swami Siddheswarananda (1897-1957), un Principe della Casa di Cochin e Maestro Hindù della Scuola Advaita Vedanta (fondatore: ŚaṅkarācāryaVII-VIII sec. d.C.) il quale riferendosi a Giovanni della Croce dichiarava: “Quando leggo San Giovanni della Croce spesso sono trascinato dall’irraggiamento della sua persona, mi attira la benedizione che sento sprigionarsi da una così santa compagnia”. 

 

 

3.  योग = Yoga = pensiero indiano = attività spirituale

 

Va sottolineato che Siddheswarananda quando tenne la prima conferenza sull’Induismo in lingua francese ricordò fra gli uditori in assemblea la presenza di alcuni Padri Carmelitani Scalzi di Parigi, salutando con particolare commozione “R.P. Bruno, mon ami”. Già dall’analisi del titolo del libro di Siddheswarananda si comprende subito come lo Yoga sia analisi del Pensiero indiano (vedi la traduzione in italiano) e, quindi, attività spirituale. 

Il libro di P. Giovanni non si sofferma ad esaminare le molteplici forme dello Yoga legato all’energia, alla fisiologia, all’idolatria e magia e degenerato nel sincretismo religioso delle sette e della nuova religiosità, il New Age. Inoltre “Spiritualità indiana” non studia e non affronta l’Induismo nella molteplicità dei riti e nelle varietà delle sette e delle scuole. 

Il testo di P. Giovanni esamina esclusivamente la spiritualità che ha dato forma a tutte le scuole dell’Induismo e del Buddhismo e questa spiritualità è lo Yoga inteso come pensiero, come spiritualità e non come esercizio ginnico, mentalità questa molto diffusa in Occidente. Infatti, Padre Papali ricorda che questa antica disciplina spirituale in progressione perfettiva, è ordinata “alla salvezza dell’anima” e sottolinea:

  • tutte le scuole del Vedânta e le sette dell’Induismo posteriore hanno derivato dallo yoga la disciplina ascetica. Anche le sette eterodosse del Buddhismo e dello Jainismo hanno adottato tutta la disciplina dello yoga. Di qui il detto: Jogât param balam nâsti: “non c’è forza maggiore dello yoga (C. B. PAPALI, Hinduismus I).

 

4.  rispetto e stima

 

A conclusione dell’incontro, P. Giovanni ha evidenziato come sia preciso dovere del cristiano il non lasciarsi influenzare dal fascino che oggi le tradizioni religiose dell’India suscitano in molti cristiani, pur guardando ad esse con rispetto e stima. 

Già Giovanni Paolo II così parlava: “Non è perciò fuori luogo mettere sull’avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni dell’Estremo Oriente in materia, per esempio, di tecniche e metodi di meditazione. In alcuni ambienti sono diventati una specie di moda, che viene accettata in maniera piuttosto acritica. Occorre prima conoscere bene il proprio patrimonio spirituale, e riflettere se sia giusto accantonarlo a cuor leggero” (Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Milano 1994, 98-99).

 

 

 

H I N D U I S M U S


II. Psicotecniche di introspezione

  

PSICOTECNICHE DI INTROSPEZIONE

 

[psicotecniche] Nell'iter delle psicotecniche dello yoga praticate dalle scuole dell’Induismo e del Buddhismo,  mistica naturale e panteista, l’anima umana, il sé (âtman), scrive Papali, è fine a se stessa: «Anima humana est finis sui ipsius» ..., «non est unio animae cum aliquo alio» (C.B. PAPALI ocd, Hinduismus I). 

 

[pericoliGli antichi maestri dello yoga ricordano che vi possono essere cinque stati di essere della mente (citta): 

  • inquieta: ksipta
  • torbida o ottusa: mûdha
  • parzialmente distratta: viksipta
  • concentrata o focalizzata: ekâgra (Papali traduce: «in unum intenta», cioè: concentrata su un punto)
  • domata o arrestata: niruddha (Papali traduce: «in plena possessione sui», vale a dire: nel pieno possesso di sé)

Chi si accosta alle psicotecniche con mente torbida o ottusa (mûdha), inevitabilmente subirà gravi danni mentali di tipo patologico-psichiatrico: forme di manie, fissazioni, allucinazioni, schizofrenie, etc., effetto appunto di psicotecniche assunte come «droghe mistiche» (Prof. EUGENIO SANGUINETI, Spiritualità e Patologia, Università di Pisa). 

Solo colui che ha acquisito una mente focalizzata (ekâgra) e domata (niruddha), disciplinata, è idoneo a queste tecniche di introspezione psicologica (D. ACHARUPARAMBIL ocd, Il guru e il discepolo secondo l’Induismo, in Mistagogia e direzione spirituale, a cura di E. Ancilli, Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum).

 

[benefici] Non si esclude che colui che abbia acquisito una mente focalizzata (ekâgra) e domata (niruddha), due qualità che evidenziano salde ed equilibrate strutture psichiche, possa attingere a una «esperienza eccezionale, scrive Ancilli, che tocca la profondità stessa dell’anima, superando l’io empirico (anâtman) per il sé (âtman) profondo  e assoluto» (E. ANCILLI ocd, La mistica e le mistiche, in La Mistica (II).

 

(Sintesi: P. Giovanni Ballini ocd)

  


RECENSIONE

 

D. ACHARUPARAMBILL, Induismo, vita e pensiero, Roma 1976.

 

L'autore è Padre Daniel Acharuparambil dei carmelitani scalzi del Kerala, divenuto Arcivescovo di Verapoly, ha studiato e poi insegnato non soltanto nelle Facoltà Romane Cattoliche (Italia), ma ugualmente si è specializzato nell'ortodossia Braminica che è l'Università Hndu di Benares (India).


La sua opera, "Induismo Vita e pensiero", sostiene le discrete intenzioni missionarie su una conoscenza solida dell'Induismo. La presentazione che ne è fatta è molto tradizionale, in questo senso segue scrupolosamente l'ordine cronologico: i Veda; la Bhagavad Gita, i Darśanas; il Tantrismo; l'Induismo moderno. In ciascuno di questi ambiti vi sono le sorgenti sanscrite alle quali l'autore in gran parte attinge. Ecco perchè Padre Daniel chiama il "pensiero" nel sottotitolo del suo libro.

Quanto all'aspetto "vita", consiste in un lungo esposto della teoria braminica della trasmigrazione e del sistema dei samskaras (sul controllo della legge del karma) che dalla nascita alla morte ritmano la vita dell'hndu.


Il testo, ormai esaurito, costituisce una importante introduzione al vasto orizzonte delle antiche tradizioni religiose dell'India.